Biblioteca del Tango P. M. Garcìa

Biblioteca del Tango Pablo MArtin GarciaCos’è che unisce un’associazione culturale di Centocelle alla musica e alla cultura dell’Argentina?
Prima di tutto un musicista, Pablo Martìn Garcìa, artista di Buenos Aires che ha vissuto in Italia per molti anni ed è stato un brillante compositore e insegnante, appassionato in particolare di tango.
Pablo diversi anni fa ha fondato l’attuale scuola di musica del Geranio, che oggi porta il suo nome e che tra i suoi docenti comprende alcuni suoi ex allievi e collaboratori.

La Biblioteca, come la nostra scuola di musica, è intitolata proprio a lui: un modo per ricordarlo e farlo ancora apprezzare non solo da chi l’ha conosciuto personalmente, ma anche da tutti gli amanti della musica e in particolare gli estimatori di questo genere, originario dell’Argentina.

Tutti i suoi libri, i CD, gli spartiti, le riviste e altre piccole rarità, finora custodite da Paula Gallardo, sua storica collaboratrice, saranno disponibili presso la sede dell’associazione e consultabili da chiunque vorrà fare ricerche e approfondire gli aspetti di quest’affascinante mondo musicale.
Non solo: la presenza della Biblioteca del Tango sarà lo spunto di una serie di iniziative ed eventi su vari aspetti della cultura argentina, abbinando alla musica anche altre forme artistiche, come cinema e letteratura e accompagnando il tutto con la gastronomia. Saranno imperdibili incontri anche con il gusto, i sapori, le tradizioni di una terra che vanta un incredibile bagaglio storico proveniente da tante culture, tramandate durante le migrazioni.

Il Lunfardo, il dialetto misterioso, nato nel porto di Buenos Aires, dove la malavita cresceva di pari passo con l’immigrazione, originariamente era il linguaggio usato dai ladrones per non farsi capire da eventuali uditori o dalla polizia. Veniva chiamato l’idioma del delitto o linguaggio del bajo fondo, proprio per le sue origini arrabalere e marginali ed era parlato da spagnoli, truchi, polacchi, italiani che vivevano in quegli ambienti dove nascevano liti, furti e duelli. Il lunfardo presto divenne un linguaggio di uso comune e si diffuse negli ambienti popolari e di ogni condizione sociale.

Molte parole di questo dialetto sono di origine Italiana, lombarde o napoletane, mischiate con le parole arcaiche della lingua orilleras, con un significato ambivalente e metaforico. Una particolarità del lunfardo è quella di porre le sillabe al “vesre”, revès, dando così alle parole una connotazione propria e non facilmente riconoscibile.

Molti autori del Tango hanno scritto testi in poesia Lunfarda tra cui Celedonio Flores, Enrique Cadicamo e Enrique Santos Discepolo. I loro versi raccontano la vita dei personaggi che vivono nella delinquenza, nella povertà… nella mishadura, a volte con toni lirici, altre con sfumature più amare.

Fino ad oggi il Lunfardo ha continuato ad espandere il proprio linguaggio, nel 1961 è stata fondata l’Academia Portegna del Lunfardo che ha instituito un circolo di poeti ed un premio letteraio. Tra i suoi esponenti importanti Josè Gobello e Horacio Ferrer.


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